Partire tornare ... ripartire ritornare ... in un continuo inarrestabile viaggiare

01 marzo 2007

EMME COME MILANO

È lì, ferma nel suo movimento. Si lascia guardare e ti ricomincia ad amare, come se non l’avessi mai lasciata. Ma tu non l’hai lasciata, l’hai solo salutata. E lei lo sa.
Quando torno a Milano, ho ogni volta la stessa sensazione, di continuità, come se non ci fosse stata alcuna interruzione, perché la città mi ha abituato, fin dall’inizio, al suo trasformismo. Milano cambia sempre, e cambiando non cambia mai, perché il cambiamento è Milano. Dove c’era un negozio ora c’è una banca, dove una banca un fast food, dove un fast food un negozio, ma la Madonnina è sulla guglia più alta e nessuno la tocca. Milano sposta le sue pedine, mescola il suo mazzo di carte, ma non ti confonde, la riconosci, anche se torni dopo mesi, perché quando ci vivi, lei fa lo stesso, ed è capace di mutare in pochissimi giorni.
Piazza Duomo è sempre un po’impacchettata, non l’ho mai vista libera. Ormai le impalcature che ruotano a ridosso delle facciate, ricoperte di cartelloni pubblicitari, sono parte integrante di questo spazio.
In corso Vittorio Emanuele un giapponese ha fotografato me che camminavo, mentre parlavo con l’auricolare, reggevo sacchetti, guardavo vetrine, salutavo con la mano, sceglievo il film della serata, controllavo l’ora, pensavo alla mamma.
Le Colonne di San Lorenzo sono il mio aperitivo.
Il Parco delle Basiliche rivede un uomo che portava la mia mano nella sua ed era capace, con gli occhi, di fare l’amore con me per strada.
Tra i Navigli si scava, la Milano sotterranea che scende di quattro piani per costruire box auto.
La metropolitana, rossa, verde, gialla, blu, sa che non la amo molto e sa che se la prendo è perché davvero ne ho bisogno.
I tram sono divertenti.
Le strade di Milano e i suoi marciapiedi conoscono il mio pedalare, le mie biciclette rubate, e l’ostinazione con cui le ho ricomprate, perché non potevo farne a meno. Pedalare mi permetteva di parlare con la mia anima quando, lungo i canali meneghini, andavo ad Assago a lavorare o quando gironzolavo con o senza meta per la mia zona, Ticinese, con la sua porta e la sua piazza 24 Maggio, difficile da attraversare ma, con un albero secolare che i distratti non guardano.
Milano racchiude più di dodici anni della mia vita.
Milano è in bianco e nero solo per chi non sa
vederne i colori.

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