GIALLO
Quando era inverno, mi teneva sulle sue gambe davanti il caminetto. Avevo freddo, si capiva dal mio naso gelato e lui, allora, cominciava ad accarezzarmelo per scaldarlo.Accendeva il fuoco perché gli piaceva, e mi ha insegnato a farlo. Accendeva il fuoco perché, credo, riusciva a concentrarsi davanti la fiamma. La fissava e pensava. Pensava ai suoi fascicoli d’udienza, pensava ai documenti antichi, all’odore che trasuda dalla carta vecchia di secoli, pensava alle nostre querce, agli ulivi, ai pioppi che aveva deciso di piantare. Poi c’erano gli alberi di melo, sei varietà diverse, un altro anno ancora, prima di raccoglierne i frutti, e quelli di fico che, per tutta l’estate, aveva controllato. Ora solo lì, continuano a crescere. Era necessario ancora del tempo.
Ho ritrovato una chiave. È la chiave della sua macchina, quella che ti danno perché pare che le macchine debbano avere una doppia chiave, così si è tranquilli quando se ne perde una. Così si è di nuovo agitati quando la si trova, e tutte le immagini di quella macchina schiacciata, con lui dentro, riappaiono chiare. Stretta nella mano. Che ragione c’era di avere una seconda chiave?
Mi hanno detto di tornare a scrivere, come quando c’era tempo per farlo, per raccontare fiabe che poi si avveravano, di luoghi calpestati, di scatti rubati, con la magia delle parole a costruire pensieri, ad incastrarle di nuovo nelle frasi, a riempirle e colorarle. Visto che neanche per le parole era più il momento giusto, svuotate e scolorite, incapaci di parlare.
Ho urlato il dolore in silenzio, mi è mancato il respiro, con quel segno di punteggiatura che racconta la fine. Mi manchi più dell’aria. E poi ho letto di occhi pronti a leggere ancora.
Torno a cercare il vento, ad ascoltarne la voce, a guardare la Stella, a puntarla col dito, a rimproverarla per essersi accesa, ad implorarla di non spegnersi.
Mi hanno detto di non piangere. È come chiedermi di non portare più il mio nome.


10 Commenti:
Alle mercoledì, gennaio 27, 2010 2:10:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Nicola se ne è andato gli volevo bene e lui ne voleva a me. Non piangere , Lui sarà sempre nei cuori di chi Gli voleva bene , non ti ho dimostrato il mio dolore e ne avevo bendonde... come l'altro giorno al luogo in cui Lui riposa , in cui non mi son voltato ....
Un abbraccio Sincero!
Alle giovedì, gennaio 28, 2010 9:23:00 AM ,
SCRI...... ha detto...
grazie ... giallo è il colore che preferiva dei fiori, delle rose in particolare, che non sempre trovo. un giallo resterà quello che è successo.
Alle venerdì, gennaio 29, 2010 9:48:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Hai ripreso la strada.
B
Alle venerdì, febbraio 12, 2010 6:36:00 PM ,
supergiovane ha detto...
Parole splendide... parole che lasciano commossi. Ti abbraccio forte virtualmente... ma comunque molto forte. Non ascoltare chi ti dice di non piangere... se posso darti un consiglio PIANGI. Non c'è nulla di male, fai quello che ti senti, è l'unico modo per sentirsi meglio... almeno per un secondo. UN ABBRACCIONE!
Alle mercoledì, marzo 31, 2010 11:38:00 AM ,
supergiovane ha detto...
Passo spesso di qui... spero di vedere qualcosa di nuovo, qualche tua notizia... attendo... sicuro che tornerai
Alle mercoledì, giugno 09, 2010 10:15:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Piangere, si, è sciocco privarsene. Ma stamattina sembrava che io la facessi ridere. E, nonostante il contesto inadatto, ero felice di suscitare il più bel sorriso del circondario.
Alle giovedì, giugno 10, 2010 12:31:00 AM ,
SCRI...... ha detto...
Devo tornare ... a scrivere ...
Alle giovedì, giugno 17, 2010 9:31:00 AM ,
supergiovane ha detto...
ti stiamo aspettando!
Alle lunedì, novembre 08, 2010 6:04:00 PM ,
PiEffe ha detto...
toc toc...c'è nessuno ?
Alle mercoledì, novembre 30, 2011 6:34:00 PM ,
supergiovane ha detto...
mi sono spostato pur'io qui:
http://ilsupergiovane.blogspot.com/...
se dovessi tornare...
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