Partire tornare ... ripartire ritornare ... in un continuo inarrestabile viaggiare

17 febbraio 2009

MASCHERE

Era Roma. Era inverno. Era Picasso. Le linee curve e gli spigoli.
È Carnevale. È colore. È Arlecchino, immaginato e reinventato, scomposto e ricomposto, esplosivo e discreto.
Era l'Arlecchino dell'arte al Vittoriano, tra disegni, dipinti e sculture, l’Arlecchino cubista che suona musica.
Strade piene di maschere, bimbi truccati e camuffati, perplessi nei buffi vestiti. Maschere vere, quelle che non si indossano per ingannare, maschere che devono rendere poliedrici ma lasciare sinceri, eterogenei senza essere finti.
L'Arlecchino continua a suonare note di colori sgargianti. Tutto blu, tutto verde, tutto giallo, tutto arancio, tutto bianco, tutto grigio, tutto lavanda, tutto mischiato. Lontano Guernica e le corride sanguinose, con le lacrime nere che si avvicinano.
Torna Arlecchino, resta colorato in un paese di bimbi che sorridono. Burlone nelle favole, buffone tra saltimbanchi e acrobati, stravagante tra la gente. Rattoppi con pezzi di stoffe diverse tra loro che si compongono in abito.
Variopinto il mio mondo, sotto l’acqua della doccia a giocare con la fantasia.

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