SUL FIACRE
Se una sera di febbraio senti il trotto dei cavalli sulla strada, non puoi sbagliare, sei a Vienna.
Carrozze sull’asfalto. I fiacre viennesi che si confondo con le auto, senza rappresentare per esse un ostacolo. Nel centro di Vienna comandano le carrozze, sono loro a scandire il tempo della circolazione, contemplativo quando trasportano passeggeri, frettoloso quando in massa tornano alle rimesse. Camminano i cavalli a Vienna, lambendo i marciapiedi, in perfetta sintonia con la gente. Odore di equini, tracce incontrovertibili, capaci di concorrere e superare, per dimensioni, i circa 65.000 cani che, amici fedeli, vivono in città.
In file spensierate. A Vienna le carrozze sottolineano, trottando, la memoria del tempo imperiale di questo spazio. Ti trasportano nelle pieghe del passato, che urla in silenzio coi suoi grandiosi palazzi, gli sfarzi ottocenteschi degli Asburgo. Ti portano nelle vie di Innere Stadt, ti fanno girare intorno al Ring, ti permettono di attraversare gli archi, di specchiarti nelle vetrine, di origliare la musica.
È successo di nuovo, di salire su una di quelle carrozze che riempiono i luoghi del mondo a fini turistici. È successo, ancora una volta, di capitolare di fronte all’invito insistente del conducente, di dismettere gli abiti del viaggiatore ed indossare l’uniforme del turista. Ma è successo, a Vienna, di non doverlo nascondere, di non dover espiare quel giro turistico in carrozza, perché sul fiacre sei totalmente dentro Vienna.
Era appena scesa la sera, una di quelle tiepide sere d’inverno. La mia vista diceva di toccare. Sarebbe giusto far tacere il cocchiere, tappargli la bocca ed impedirgli di elencare i nomi delle chiese, dei palazzi, delle fontane, dei monumenti disseminati sul percorso. Tacere per godere Vienna.
In file spensierate. A Vienna le carrozze sottolineano, trottando, la memoria del tempo imperiale di questo spazio. Ti trasportano nelle pieghe del passato, che urla in silenzio coi suoi grandiosi palazzi, gli sfarzi ottocenteschi degli Asburgo. Ti portano nelle vie di Innere Stadt, ti fanno girare intorno al Ring, ti permettono di attraversare gli archi, di specchiarti nelle vetrine, di origliare la musica.
È successo di nuovo, di salire su una di quelle carrozze che riempiono i luoghi del mondo a fini turistici. È successo, ancora una volta, di capitolare di fronte all’invito insistente del conducente, di dismettere gli abiti del viaggiatore ed indossare l’uniforme del turista. Ma è successo, a Vienna, di non doverlo nascondere, di non dover espiare quel giro turistico in carrozza, perché sul fiacre sei totalmente dentro Vienna.
Era appena scesa la sera, una di quelle tiepide sere d’inverno. La mia vista diceva di toccare. Sarebbe giusto far tacere il cocchiere, tappargli la bocca ed impedirgli di elencare i nomi delle chiese, dei palazzi, delle fontane, dei monumenti disseminati sul percorso. Tacere per godere Vienna.
7 Commenti:
Alle martedì, marzo 18, 2008 3:58:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Prenoto una carrozza!
M.
Alle martedì, marzo 18, 2008 4:15:00 PM ,
Anonimo ha detto...
mi sa tanto da antico questo aspetto di vienna. lo avevo notato delle tue foto, tutte queste carrozze, i cavalli. pare di essere nel 1700
Alle martedì, marzo 18, 2008 6:47:00 PM ,
SCRI...... ha detto...
Ora come allora. Una cosa è sempre la stessa ... la cacca a terra!
Alle martedì, marzo 18, 2008 7:14:00 PM ,
Bulgakov ha detto...
E a mezzanotte..,
la carrozza tornò ad essere zucca,
il cocchiere divenne un topolino,
ed il principe?
Alle martedì, marzo 18, 2008 11:05:00 PM ,
SCRI...... ha detto...
Sto pensando alla risposta ...
Alle mercoledì, marzo 19, 2008 2:19:00 PM ,
Bulgakov ha detto...
Eppure è facile:
"Il principe tornò ad essere rospo!"
Ah le favole!
Alle lunedì, marzo 24, 2008 11:04:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Come sempre l'emozione nella lettura dei tuoi post è quella di aver vissuto realmente l'esperienza!
G.
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