E L'ITALIA CHE VA
Accanto altre auto che come noi stavano in fila, a saturare lo spazio di un’area privata. Un posto dopo l’altro, nella speranza di avanzare, di superare la barriera ed andare ad occupare l’unico perimetro che contasse, di raggiungere la meta che avrebbe consentito di affrontare gli eventi futuri riducendo i rischi.
Ci eravamo subito resi conto della presenza di un’enorme quantità di gente, disposta a tutto. Un simultaneo pensiero si era impossessato delle nostre menti, al solenne annuncio diramato via media. Non potevano esserci fraintendimenti. L’emergenza era scattata e ciascuno di noi voleva evitare di restare, da solo, nella condizione che tutti stavano cercando di abbandonare.
Ed eravamo lì, con gli altri.
Ci eravamo subito resi conto della presenza di un’enorme quantità di gente, disposta a tutto. Un simultaneo pensiero si era impossessato delle nostre menti, al solenne annuncio diramato via media. Non potevano esserci fraintendimenti. L’emergenza era scattata e ciascuno di noi voleva evitare di restare, da solo, nella condizione che tutti stavano cercando di abbandonare.
Ed eravamo lì, con gli altri.
Era come se la vita intera si fosse ridotta a una strada da percorrere, su cui bisognava stare molto attenti. Una strada che poteva risultare faticosa, insidiata da una forza bianca capace di bloccare, ristretta da masse informi sui bordi, senza che si potesse fare nulla. Bisognava scongiurare la catastrofe, evitare la derisione da parte di chi non si era lasciato fregare, evitare di essere etichettati come chi non aveva voluto dar retta al suono della sirena, che assordante aveva riempito la città.
La fila cresceva ogni momento, il piazzale non era più sufficiente a contenerci tutti e il treno di vetture raggiungeva la strada. Un variopinto treno, fatto di auto di ogni genere, alla cui guida c’era l’altrettanto variopinto mondo dei guidatori. Le auto e i proprietari un po’ si somigliano, come si dice del cane e del padrone.
L’indomani il rito si era riproposto. Stesso copione con attori diversi e così il giorno dopo ancora, ma ormai non ci riguardava, eravamo salvi a meno che.
A meno che, pare che soffierà il garbino, in barba a chi si è affrettato a montare le gomme termiche!
La fila cresceva ogni momento, il piazzale non era più sufficiente a contenerci tutti e il treno di vetture raggiungeva la strada. Un variopinto treno, fatto di auto di ogni genere, alla cui guida c’era l’altrettanto variopinto mondo dei guidatori. Le auto e i proprietari un po’ si somigliano, come si dice del cane e del padrone.
L’indomani il rito si era riproposto. Stesso copione con attori diversi e così il giorno dopo ancora, ma ormai non ci riguardava, eravamo salvi a meno che.
A meno che, pare che soffierà il garbino, in barba a chi si è affrettato a montare le gomme termiche!
11 Commenti:
Alle martedì, novembre 20, 2007 6:08:00 PM ,
Anonimo ha detto...
A Campobasso nevica da sempre, eppure sembra che la gente non ci si abituerà mai (me compreso).
Però che spasso le controsterzate alla rotonda della zona industriale.
Porca miseria! Sembra debba nevicare anche qui a Modena, vado subito a mettere le gomme termiche alla bicicletta.
Alle martedì, novembre 20, 2007 7:21:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Gomme termiche? Che roba è?!?!
M.
Alle mercoledì, novembre 21, 2007 12:58:00 AM ,
BC. Bruno Carioli ha detto...
Sbaglio o hai tanta voglia di neve?
Alle mercoledì, novembre 21, 2007 9:42:00 AM ,
SCRI...... ha detto...
Ecco chi era che controsterzava sulla neve, e magari senza gomme termiche.
Non si fa!!!
Nevica cielo. Mi pare abbastanza esplicito come desiderio, caro Bruno.
p.s. devo farmi anch'io una foto con la libreria dietro, alla Silvio, fa la sua bella figura!
Alle mercoledì, novembre 21, 2007 10:44:00 AM ,
Bulgakov ha detto...
Ma davvero hai voglia di neve?
Ma tanta tanta?
No perchè, se vuoi, ti mando una foto della prima neve.
Ne ho tantissime... troppe!!!
Alle giovedì, novembre 22, 2007 8:40:00 AM ,
digito ergo sum ha detto...
Bella la neve. Fresca. Neve fresca! Per tutti. Oh, ma com'è che a Lugano nevica no e da te nevica sì? Mah...
Alle giovedì, novembre 22, 2007 9:06:00 AM ,
SCRI...... ha detto...
Perchè non ci sono più le mezze stagioni!!!
Alle giovedì, novembre 22, 2007 11:46:00 AM ,
Anonimo ha detto...
Dodici, e dico dodici, gradi!!! E ancora si sale.
Tutti fregati.
Alle venerdì, novembre 23, 2007 6:25:00 PM ,
SCRI...... ha detto...
Oggi le mie nuove MICHELIN ALPINE mi hanno guardato sghignazzando. Poi hanno rivolto lo sguardo all'indicatore della temperatura e, quando hanno letto "15", si sono rotolate a terra, che per un pneumatico è complicatissimo, ridendo a crepapelle.
Alle venerdì, novembre 23, 2007 6:26:00 PM ,
Anonimo ha detto...
Gomme rette a crepapelle?
in fondo una curva l'han fatta,
e pazienza se sul ghigno.
Tutti troppa fretta, arriverà,arriverà.
E poi , ma più in là, persino la voglia di mare.
Incontentabili, attendendo.
Bookends.
Alle venerdì, novembre 23, 2007 7:44:00 PM ,
nullo ha detto...
questo è per te, me lo ha ispirato questo tuo post:
http://nullo.tumblr.com/post/20066477
ciao,
nullo
p.s. il paesello è già bianco, a proposito
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