Partire tornare ... ripartire ritornare ... in un continuo inarrestabile viaggiare

17 ottobre 2006

I BAMBINI INDIANI

Sono comparsi quest’estate, all’improvviso, come per magia, e del loro arrivo nel piccolo paesello di montagna se ne sono accorti tutti. Del resto era impossibile non notare quelle macchie di colore in giro per la strada. Non è passata inosservata questa bella famiglia indiana, venuta in Italia per lavoro, non è riuscita a confondersi come gli altri immigrati, per lo più rumeni e polacchi, per i loro abiti sgargianti, per il loro uscire sempre tutti insieme, per la compostezza dei loro modi, per il voler mantenere integre le loro tradizioni, per il profondo rispetto che dimostrano per il paese che li ospita, o semplicemente per il fascino che da sempre esercita l’India. La prima volta che li ho incrociati ero in macchina. Poco distante da loro camminava una vecchietta con il suo grembiule alla vita, avvolta in un fazzoletto, tutta vestita di nero; che ossimoro visivo, ho pensato, che scatto fotografico mancato. L’ho cercata una loro foto, non volevo rubargliela però, non volevo essere invasiva. Li ho poi rivisti aggirarsi per il borgo durante i giorni di festa; incuriositi, osservavano, guardavano, avevano assunto il ruolo di turisti, ma per quei capovolgimenti che a volte si verificano, hanno finito essi stessi con l’essere un pezzo della festa, un qualcosa da ammirare, quasi la novità dell’anno.
Li ho visti entrare in una chiesa cattolica con il naso all’insù come noi faremmo nei loro templi, li ho visti comprare nelle nostre bancarelle, come noi faremmo nei loro mercati, li ho visti fissare i nostri jeans strappati come noi i loro sari ricamati. Quando mi sono passati accanto, ho chiesto al capo famiglia se potevo fotografarli, lui mi ha sorriso ... credo che sorridano molto gli indiani ... ha posato sulla gradinata il sacchetto di plastica che aveva tra le mani, si è rivolto agli altri ... poche parole ... pochi gesti ... ha tirato a sé la più piccola e la famiglia si è schierata secondo un ordine ben preciso.
La bambina frequenta la scuola del paese, mentre dall’India, che conserva il primato del lavoro minorile nel mondo, arriva
la notizia che il governo ha varato una legge che proibisce l’impiego dei minori di 14 anni. Via i bambini dai lavori pesanti, via i bambini venditori per le strade, via i bambini a servizio nei locali, via i bambini dalle fabbriche di articoli sportivi. Ma poi c’è la preoccupazione delle Ong, il timore che il paese non riesca ad accoglierli questi bambini che, buttati per strada, rischiano di finire vittime delle organizzazioni criminali che gestiscono droga e prostituzione.
Come i bambini dannati di Calcutta che la regista fotografa Zana Briski, premio Oscar 2005 per il documentario Born into brothels, ha descritto. Una realtà cruda che si consuma ogni giorno nei quartieri a luci rosse della città, raccontata con le storie e le foto scattate da otto piccoli che in quelle strade sono cotretti a vivere, lontano dal miracolo economico dell’India bollywoodiana, tra vicoli stretti, case sporche e squallide, animate da sogni e rassegnazione.
Ed ancora ci sono
i bambini fotografati da Avy, che quest’estate è stato in India ed ha scritto appunti di viaggio capaci di cogliere la varietà degli aspetti di questo paese. Ne ho scelto uno.






21 Commenti:

  • Alle martedì, ottobre 17, 2006 2:59:00 PM , Anonymous avy ha detto...

    cara anonymous, a jaypur, capitale del rajasthan, ho discusso col proprietario di una fabbrichètta dove lavoravano dei bambini alle nove di sera del 14 agosto (la vigilia della festa dell'indipendenza).

    mi disse - con un po' d'imbarazzo - prima che avevano una ventina d'anni, poi che erano figli di amici poveri, e che in qualche modo faceva loro un favore pagandoli il 50% del prezzo finale... inzomma, m'ha preso in giro.

     
  • Alle martedì, ottobre 17, 2006 5:34:00 PM , Blogger Anonymous ha detto...

    Quando penso ai bambini sfruttati, e mi riferisco anche a quelli buttati ai semafori a chiedere l'elemosina, mi vengono in mente i loro occhi. C'è sempre una certa luce nei loro sguardi che mi fa capire che hanno imparato a sognare senza che nessuno glielo abbia insegnato, come se avessero sviluppato una grande immaginazione. Ed è forse questo che fa sì che sopportino condizioni di vita orrende.

    Ho stampato la foto scattata alla famiglia e aspetto che la casualità me li faccia incontrare di nuovo per dargliela, se non altro per vedermi restituire un gran sorriso.

     
  • Alle martedì, ottobre 17, 2006 8:35:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

    Una foto che sa di pulizia,umanità e speranza serena.
    Un tempo ,forse,persino noi italiani siamo stati così..
    Scatto che colpisce.
    Bookends.

     
  • Alle mercoledì, ottobre 18, 2006 8:22:00 AM , Blogger BIGOUT ha detto...

    ...quel 10% dell'india che cresce alla velocita' invidiata dagli altri governi spesso cela dalle notizie l'altro 90% che e' miseria, poverta' e lavoro minorile.

    ...ho visto che sei diventata famosa su Rosalio!
    Con la tua arte oratoria e da scrittrice....

     
  • Alle mercoledì, ottobre 18, 2006 9:47:00 AM , Anonymous Anonimo ha detto...

    complimenti ad avy per le foto, deve aver fatto un bellissimo viaggio

     
  • Alle mercoledì, ottobre 18, 2006 12:58:00 PM , Blogger Anonymous ha detto...

    Caro bigout, credo di aver fatto un ottimo corso di formazione e di aver avuto un buon maestro! ;-)

    successo? ho rischiato la vita!

     
  • Alle mercoledì, ottobre 18, 2006 9:27:00 PM , Blogger Anonymous ha detto...

    Sai, Book, dovrebbero essere queste le parole da legare al concetto di integrazione: umanità e speranza serena. Chissà se nei progetti di questa famiglia c'è un ritorno in India, se fosse così sarebbe auspicabile che portino con loro un bel ricordo dell'Italia ... e la mia foto!

    Avy, ho fatto vedere a mia zia i tuoi scatti. Ha visitato l'India una quindicina di anni fa, quando non esisteva neanche quel 10% di cui parla bigout, ma si raccontavano sempre le favole.
    C'era una volta un principe innamoratissimo di sua moglie. Lui la chiamava Mumtaz Mahal, il gioiello del mio palazzo. Vivevano felici ma un giorno lei morì. Il principe quasi impazzì dal dolore e decise di costruire un mausoleo di straordinaria bellezza, che celebrasse il suo amore. Così a Jaypur, la stessa città delle fabbriche con operai bambini, c'è un fiabesco edificio bianco e rosa che prende il nome di hava mahal, palazzo dei venti.

     
  • Alle giovedì, ottobre 19, 2006 2:55:00 PM , Anonymous avy ha detto...

    cara anonynous, sicura che quel mausoleo non sia a jodhpur? l'india è piena di mausolei costruiti per ammmori luttuosi ma jaypur non ne ricordo. che mi sia sfuggito? che abbia una scusa per tornarci? %-)

    caro bigout, il 20% della popolazione dell'india, pari a circa 200 milioni di persone, già nel 2000 godeva dello stesso potere d'acquisto dell'europeo medio... e si guardava mtv india.

    la misera e la povertà purtroppo ci sono ma sono quelle di sempre (cioè le stesse di tre secoli fa), quello che cresce è l'inquinamento ma adesso è in ascesa pure l'ambientalismo... rispetto alla cina sono molto più ottimista. %-)

     
  • Alle giovedì, ottobre 19, 2006 2:57:00 PM , Anonymous avy per anonimo ha detto...

    grazie!...sì, è stato proprio un bel viaggio. %-)

     
  • Alle giovedì, ottobre 19, 2006 6:13:00 PM , Blogger degghi ha detto...

    Sono certo che nei loro progetti di certo non c'è quello di ritornare in india.
    Purtoppo tutti questi immigrati vengono ad avvelenare la nostra società debosciata che li accoglie a braccia aperte dando tutto a tutti. Se il marocchino/tunisino/pakistano etc ha il nonno malato chiede il ricongiungimento familiare per farlo curare a spese del servizio sanitario nazionale pagato da noi.
    Fatevi un giro in un pronto soccorso per vedere come è invaso da stranieri di tutte le razze che affollano e degradano l'ambiente pretendendo servizi che non pagano.
    E soprattutto non vogliono integrarsi con usi e costumi del paese che li accoglie ma anzi la vogliono far da padrone a casa nostra con prepotenza e supponenza: e noi coglioni costruiamo pure le moschee e le scuole per bimbi islamici mentre loro ci costringono a togliere il crocifisso dalle aule.
    E' un vero schifo non c'è integrazione ma vera e propria colonizzazione

     
  • Alle giovedì, ottobre 19, 2006 10:04:00 PM , Blogger BIGOUT ha detto...

    Caro Avy...nel 2005 l'india riceveva la quinta visita di bill gates e la stampa indiana lo accoglieva ricordando che in india avanza il software -open source- l'alternativa mondiale ai sistemi windows, scrivendo "non siamo noi che abbiamo bisognio di lui, e' la microsoft che ha bisogno di noi"

     
  • Alle giovedì, ottobre 19, 2006 10:05:00 PM , Blogger BIGOUT ha detto...

    Cara Scri, tutto bene? rischi ancora la vita?

     
  • Alle venerdì, ottobre 20, 2006 11:39:00 AM , Anonymous Anonimo ha detto...

    degghi,
    mi sempra che il tuo discorso sia davvero troppo generalizzato e pregno di livore a priori ingiustificato nei loro confronti (avvelenano la nostra società, degradano l'ambiente, vogliono far da padrone con prepotenza). Se tali stranieri commettono atti criminosi nel nostro paese è giustissimo che vengano condannati ed espulsi, ma se invece vengono per sperare in una vita migliore e per svolgere ad esempio lavori considerati di serie B dal superbo italiano di serie B, come accudire le persone anziane oppure svegliarsi alle cinque per andare nei campi, perchè biasimarli? Mica tutti i bambini del terzo mondo hanno la fortuna (sarà poi davvero una piena fortuna???) di essere "rapiti" dalla cantante Madonna per vivere nel lusso!!!L'unica via è quella dello sforzo comune per l'integrazione tra i popoli, con uno sforzo maggiore dell'occidente che si professa più tollerante. E volevo ricordarti, anche a rischio di ricadere in un luogo comune, che in quei volti di immigrati in italia dovresti vederci i volti dei nostri avi che migrarono in germania o addirittura nel continente americano. In America abbiamo prodotto sì i vari al capone e gotti, ma anche personalità di grande valore che hanno arricchito quel continente. Hai forse paura che un domani un rampante ed intelligente ricercatore indiano prenda meritatamente il posto di tuo figlio?
    Mi auguro che in un prossimo ipotetico blog sull'islam non scriverai dell'equivalenza islamico=terrorista.

    :-)

     
  • Alle venerdì, ottobre 20, 2006 4:06:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

    Quindi gli extracomunitari vengono in Italia solo per curarsi?
    minchia,com'è che non l'avevo capito...?e tanto per cominciare da lunedì tutti fuori dal mio ambulatotorio!!
    Bookends

     
  • Alle sabato, ottobre 21, 2006 12:11:00 PM , Blogger Anonymous ha detto...

    Caro Bigout,
    credo di sì, di essere ancora in pericolo visto quello che mi è successo giovedì!!! Credo anche però di avere un angioletto molto rock che mi protegge.

    p.s. più tardi controllo cosa è successo qui dentro!

     
  • Alle sabato, ottobre 21, 2006 3:17:00 PM , Blogger Anonymous ha detto...

    Degghi e anonimo, vi conosco entrambi e so che alla fine la pensate allo stesso modo: reciproco rispetto sempre e dovunque. Se io mi copro il capo per entrare nelle loro moschee, vorrei che loro mostrassero il viso quando camminano per le nostre strade. So che Degghi si riferiva ad una realtà italiana che purtroppo annovera fatti di cronaca spiacevoli. Ognuno di noi credo possa raccontare esperienze positive ed esperienze negative, ma la provenienza geografica non c'entra nulla.

    Avy, un'immagine del palazzo è qui
    http://digilander.libero.it/felice/India.htm
    se ti è sfuggito hai la scusa per tornarci, magari ci veniamo tutti!

    Bookends, visto quello che hai scritto ti divertirai al mio prossimo post!

     
  • Alle martedì, ottobre 24, 2006 1:41:00 PM , Anonymous Fuoridalghetto ha detto...

    Che belli questi bambini!!
    Quando sento di queste storie di sfruttamento mi viene da pensare a quelli che potrebbero essere adottati da famiglie "normali", come la bambina ukraina. E che invece vengono trattenuti o rispediti in quegli inferni...

     
  • Alle giovedì, ottobre 26, 2006 12:21:00 AM , Blogger Anonymous ha detto...

    Purtroppo le adozioni internazionali non sono semplici per la difficoltà che si incontra nel trovare il giusto equilibrio tra snellezza delle pratiche, che si tradurrebbe in un accorciamento dei tempi, e necessità di effettuare controlli severi attraverso regole ben precise. Certo sarebbe bello vedere i bambini soli in famiglia piuttosto che in istituti.

     
  • Alle giovedì, ottobre 26, 2006 12:27:00 AM , Blogger Anonymous ha detto...

    C'è un libro che ho letto in questi giorni che cito perchè attinente al post e al blog.
    IL TRENO DI NOTTE.STORIE E RACCONTI DALL'INDIA di RUSKIN BOND.
    é la narrazione di spostamenti nei villaggi e nelle città dell'India rurale "storie di piccola gente ... raconti universali eppure profondamente indiani, che non potrebbero scaturire se non da quella terra magica e affascinante, malinconica e polverosa, terribilmente saggia e inguaribilmente ironica che è l'India".

     
  • Alle giovedì, febbraio 09, 2012 3:18:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

    This is good site to spent time on. allergy Read a useful article about tramadol tramadol

     
  • Alle lunedì, maggio 13, 2013 7:43:00 PM , Anonymous Anonimo ha detto...

    CIAO, PUOI DIRMI IN CHE PAESE HAI SCATTATO QUESTA FOTO DELLA FAMIGLIA INDIANA? GRAZIE

     

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page